L’autore

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Cosa significa essere l’autore di un libro?

La prima cosa necessaria per scrivere un libro è il desiderio irresistibile di far vivere al di fuori di noi, alla vista di tutti, qualcosa che nasce dentro e chiede di uscire, di diventare reale, vero, tangibile.

Non vi è mai successo di sentire che c’è qualcosa – un’idea, una storia, un’immagine, una musica, un movimento – che chiede con forza di esistere? Nasce da qualche parte tra il cervello, il cuore e le viscere e in qualche modo deve venire alla luce.

Scrivere una poesia, un racconto, un romanzo, fare un quadro, suonare o cantare una melodia, ballare, è come avere un figlio. Qualcosa di noi che prende vita e per il fatto stesso di esistere va per il mondo ad avere esperienze con le altre persone.

Quando invento una storia la mente mi si affolla di immagini e di situazioni. I protagonisti escono dall’ombra e si mettono ad interagire fra di loro: non c’è soddisfazione maggiore di quella di vedere i protagonisti nati nella mia mente che vivono le loro vite. A volte è la storia che fa nascere i personaggi: quella storia non può che essere vissuta da quei personaggi. E le figure, i caratteri, le scene, le situazioni emergono quasi da soli, per vivere la vicenda che è nata dentro di me. Altre volte, invece, uno (o più di uno) dei personaggi diventa talmente vero che, al contrario, diventa necessario che viva una certa situazione o abbia una data relazione con un altro personaggio. Altrimenti rimarrà per sempre incompleto, monco, in bianco e nero e piatto come una figurina.

Anche la storia deve avere una sua completezza, essere organica. Una storia in cui alcune parti sono mal disegnate è come un personaggio zoppo che deve fare una corsa: prima o poi cade miseramente. Tutte le parti della storia devono essere montate in modo che si incastrino perfettamente: il loro scopo è partire da un punto, fare il loro percorso naturale e terminare nel luogo dove non possono che finire.

Quindi la storia nella mia mente è fatta di personaggi ed eventi che creano un arco narrativo a suo modo necessario. La mia storia sa esattamente dove inizia, come percorre la sua trama e dove finisce: tutto già prima che io metta una sola parola sulla carta. Mentre scrivo, però, ogni elemento della storia deve uscire dall’ombra e presentarsi sul palcoscenico come un attore consumato. I personaggi, i luoghi, le situazioni, le scene, i dialoghi riempiono tutti gli spazi vuoti nello scheletro della storia: soltanto quando tutti i colori sono al loro posto, tutte le figure si muovono in armonia, tutti gli eventi si svelano nell’ordine giusto, solo allora la storia è completa. E inizia a vivere.

Voi, lettori, che uso fate delle storie che io invento e porto alla vita? Mi piace pensare che i personaggi e i luoghi diventino vostri amici, che vi immergiate nel mondo che ho creato, che viviate un pezzo di vita insieme ai personaggi delle mie storie – e quindi insieme a me. Come lettore, ho sempre adorato immergermi negli universi dei libri, ciascuno diverso e completo: leggere significa poter vivere tante vite diverse, una per ogni storia.

E quindi il privilegio che abbiamo noi autori è quello di essere dei creatori di mondi: quando infine il lettore entra nel mondo che abbiamo creato e lo fa suo, non esiste gioia più grande.

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