Come nasce uno scrittore? Ovvero, scrittori si nasce o si diventa?
Secondo il mio modesto parere, scrittori si nasce e si diventa.
Se senti fino da bambino la spinta a mettere nero su bianco le storie che ti nascono in mente, il desiderio di vedere prendere vita i personaggi, le scene, le immagini che si affollano nella tua immaginazione, potresti diventare scrittore. Oppure film-maker, disegnatore di graphic novels, artista, poeta, ovviamente. E come per tutte le passioni e le cose che ci danno gioia nella vita, per arrivare davvero a qualche risultato bisogna provare e riprovare, studiare e riprovare ancora, sperimentare, fallire e alla fine riuscire a rendere vivo, per te e per gli altri, il tuo mondo interiore.
Questo è ciò che ho sempre fatto io.
Da bambino ero affascinato dai mondi della fantascienza. Clarke, Asimov, Sturgeon, Heinlein, Dick e Silverberg e Le Guin – prima della stagione dei grandi film – sono stati i miei compagni nell’infanzia: è grazie a loro se ho capito quanto potente è la scrittura e quanto è meraviglioso farsi suggerire dall’autore un intero mondo. Emergevo da quelle letture con la mente traboccante di immagini, sensazioni, storie, suggestioni… il mondo di tutti i giorni in confronto sembrava così banale! Subito questi semi piantati nel terreno fertile della mia immaginazione germogliavano, facendo nascere foglie di storie, piantine di universi, frutti di personaggi e di passioni. E io cercavo di metterli per scritto.
Sono sempre stato una capra nel disegno. Le mie figure umane non sono mai andate oltre agli omini con cinque linee per le dita delle mani. Però era più forte di me: dovevo metterli sulla carta. Disegnavo qualcosa che somigliava a fumetti di fantascienza… ho ancora nella mia libreria alcuni quaderni, salvati da diversi traslochi, dove le mie storie, a modo loro, diventavano vere. Avevo non più di 11-12 anni.
Poi, naturalmente, si cresce. E mentre alle superiori studiavo tante cose che non sapevo neanche che esistessero, i miei interessi si sono ampliati, le letture si sono arricchite, le trame nella mia mente hanno cominciato a moltiplicarsi. Le mie letture sono sempre state le più disordinate possibile: Tolkien, Eco con il nome della Rosa, ma anche Fruttero e Lucentini, Simenon anche oltre Maigret, il meraviglioso Calvino – una cosa che avrei voluto scrivere io? Le Cosmicomiche – i Gialli Mondadori con Ellery Queen e Nero Wolfe costruttori di perfette trame ad orologeria.
Da tutti loro, e in seguito da tanti altri, ho imparato i modi sempre più raffinati di trattare le ambientazioni, la psicologia dei personaggi, lo svolgersi delle azioni e dei dialoghi che mostrano al lettore ogni dettaglio della trama. Ho sempre mantenuto la predilezione della scrittura sul cinema; non perché la “settima arte” non produca capolavori e non sia altrettanto capace di creare mondi, storie e personaggi, ma semplicemente perché con la scrittura il lettore ha una parte attiva: perché tutto ciò che lo scrittore mette sulla carta non vale nulla finchè non viene interiorizzato, reinterpretato e immaginato dal lettore.
Eppure mi è stato detto più volte che la mia è una scrittura “per immagini”, dove il lettore non fa fatica a ritrovarsi all’interno delle scene! Forse dovrei scrivere sceneggiature di film?
Così i miei fumetti infantili sono diventati racconti. Fantascienza, ma anche mondi più reali, trame che suscitano l’interesse ed esplorano mondi veri e non. Già adulto, per un periodo sono stato affascinato da un tema particolare: cosa accadrebbe, davvero, se persone normali come me e voi si trovassero d’improvviso davanti a qualcosa di inspiegabile, fantastico, fuori dell’ordinario? L’irruzione dello straordinario nel mondo di tutti i giorni ha ispirato diversi racconti, che anni dopo sono stati raccolti nell’antologia “La sottile trama dell’universo”.
E mentre le mie letture disordinate continuavano (Garcia Marquez e Allende – adoro il realismo magico – poi Donna Tartt, Ian McEwan, Paul Aster, ma anche Buzzati, Pavese, Svevo e altri classici) tra le tante mie trame che aspettano di diventare realtà si sono insinuati anche degli spunti gialli. Perché per me il mistero e la ricerca della verità dei gialli e dei noir sono altri modi per esplorare il mondo. Sono una chiave, una delle tante, con cui è bello insinuarsi nel reale.
E’ così che sono nate le storie di Enzo Rizzo: anche lui è una persona normale, come tutti noi, che si trova di fronte a situazioni eccezionali. Ciò che più mi interessa infatti è esplorare come reagiscono le persone (quelle vere, quelle che vivono dove viviamo noi) alle situazioni delle loro vite. Immedesimarsi nei personaggi cosa significa se non chiedersi cosa avremmo fatto noi nella loro condizione? Le situazioni in cui i miei personaggi si trovano li mettono di fronte a se stessi, li spingono a far uscire in qualche modo chi sono veramente: nelle mie storie le persone scoprono chi sono insieme al mondo che li circonda.
Quindi non mi resta che continuare a esplorare “le regole assegnate a questa parte di universo” (cit.Battiato), a conoscerle e a conoscermi, sperando che il mio percorso lasci qualcosa di questo ai miei lettori.

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