
TORINO IN COLLINA
Mi chiamo Enzo e come tutti i torinesi conosco bene quella zona, al di là del Po rispetto al centro, che si estende sulle colline a ovest della città. Luoghi verdi e boscosi, con salite e punti panoramici bellissimi, ricchi di parchi e ville d’epoca, alcuni posti romantici dove si va sul sicuro negli appuntamenti galanti e altre zone accessibili soltanto ai proprietari di case da sogno.
Quello che molti non sanno è che nel medioevo sulle colline tra Torino e Chieri si estendeva una vera e propria foresta piena di animali pericolosi: in quel periodo era chiamata “Montagna di Torino”. Soltanto a partire dal 1500, dopo il trasferimento a Torino della capitale dello stato sabaudo, questa zona è diventata a poco a poco residenziale. Nobili ricchi piemontesi costruirono qui le loro case, come rifugio contro l’afa della pianura e anche contro le pestilenze, non rare all’epoca. Le ville collinari presero il nome di Vigne: alla fine del ‘700 si contavano 391 ville con vigna annessa. L’attuale distribuzione delle strade e dei sentieri ricalca le storiche vie di transito che collegavano tra loro le Vigne e i possedimenti agricoli.
La villa nobiliare più bella in collina, con i suoi giardini all’italiana e l’annessa vigna che esiste ancora oggi, è sicuramente la Villa della Regina, un gioiello barocco che fa parte delle residenze sabaude note col nome di “Corona di delizie”.

Qui viene ancora prodotto un vino bianco venduto sul posto: è l’unico vigneto urbano in Italia a produrre un vino certificato DOC.
I boschi della Collina rappresentano anche una miniera d’oro per chi ama il trekking: esistono quasi duecento sentieri codificati che la percorrono sia dal lato della città che dal lato rivolto a ovest verso il Monferrato. Poche città vantano, come Torino, itinerari escursionistici a meno di due chilometri dal centro; pochissime offrono, durante le passeggiate, una varietà di testimonianze storiche e culturali paragonabile a quelle presenti in un itinerario cittadino. Le passeggiate in collina offrono bellissimi punti di vista sulle Vigne, sulle cappelle private, sui muri di cinta in mattoni e ciottoli di fiume, sui gradini e il paesaggio agrario.

Oltre ai punti più vicini alla città, come i parchi di Villa Genero e Villa Ottolenghi, il parco Leopardi e, salendo, il parco di San Vito con la chiesa dell’Eremo dei Camaldolesi, questi sentieri collegano la zona del Po con i punti più alti e più panoramici di tutta la zona: la collina di Superga e il Colle della Maddalena.

La Collina di Superga è alta 672 metri sul livello del mare e dà il nome al Parco Naturale che la contiene. Nel parco sono presenti molte specie di piante, soprattutto querce, castagni e qualche conifera, e di animali: volpi, tassi, faine, donnole, ricci, scoiattoli rossi, ghiri, cinghiali e molte specie di uccelli rapaci. Il paesaggio è dominato dalla presenza del complesso monumentale della Basilica di Superga, capolavoro dell’architettura barocca di Filippo Juvarra, fatta costruire dal Duca Vittorio Amedeo II come voto per la vittoria ottenuta nel 1706 insieme al condottiero Eugenio di Savoia-Carignano sui francesi che assediavano Torino. Grazie a quella vittoria (ottenuta anche grazie al sacrificio dell’artigliere Pietro Micca) i Savoia divennero Re.
Sul retro della Basilica c’è il Sacrario del Grande Torino, perché è proprio su questo lato della collina che il 4 maggio 1949 si schiantò l’aereo che riportava la famosa squadra vincitrice di molti scudetti negli anni ’40 da una trasferta in Portogallo.

Molto bella è la salita a Superga con la cremagliera. Il nome ufficiale della linea è tranvia Sassi-Superga: parte dal quartiere denominato Sassi (ha questo nome da quando qui vennero accumulati i detriti rocciosi derivati dai lavori della Basilica, per i quali fu necessario spianare la cima della collina) e sale fino a pochi metri dalla chiesa. Ma tutti i torinesi la chiamano “La Dentera”.

Non meno caro ai torinesi è il Colle della Maddalena, la vetta più alta della collina di Torino con 715 metri di altitudine. Il colle è completamente compreso nel Parco della Rimembranza, che ha questo nome perché fu creato nel 1923 per ricordare i caduti torinesi della Prima guerra mondiale. Nel parco accanto ad ogni albero è affissa una targa con il nome di un caduto della Grande guerra; dopo la Seconda guerra mondiale sono stati affissi altre targhe per i soldati morti nel 1940-45.
Il piazzale posto nel punto più alto della collina, da cui si ha una vista eccezionale sulla pianura e su Torino, ospita il monumento della Vittoria Alata donato alla città nel 1928 dal senatore Giovanni Agnelli per commemorare il decimo anniversario della vittoria dell’Italia.

Le zone collinari ospitano anche diversi borghi caratteristici, ora frazioni di Torino, tra cui non si può evitare di nominare Cavoretto che ospita un altro parco molto panoramico: Parco Europa.

Io nella vita sono stato molto legato alla Collina di Torino. Nel 2003 avevo una fidanzata che abitava proprio in quelle zone (sulla strada che da Sassi sale verso Pino Torinese). Con Manuela purtroppo abbiamo avuto qualche screzio a causa della mia origine lucana. Nello stesso periodo poi ho dovuto affrontare un caso poliziesco molto difficile insieme alla squadra di Polizia in cui ero agente semplice! La prima vittima di questa storia era proprio una signora dell’alta società Torinese con una meravigliosa villa a poca distanza dal colle della Maddalena. All’epoca in quei luoghi c’era un locale notturno di proprietà del marito della vittima…
Ho raccontato tutto quanto nel romanzo giallo “L’anello mancante” (info https://carlobertot.com/i-miei-libri/)
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