NEMESIS
Akenat si voltò verso la finestra. All’esterno, il forte sole di mezzogiorno illuminava la città che lui tanto amava e dirigeva, ricambiato da altrettanto amore. Osservò con trepidazione la solita folla operosa e vivace che brulicava nelle strade, e nel cielo i caratteristici archi disegnati dalle molteplici forme che volavano tra le torri. Provò una stretta al cuore al pensiero che tutto questo avrebbe potuto essere spazzato via all’istante, senza che nessuno di loro potesse fare nulla per impedirlo.
Si voltò verso il suo compagno. Breko era da ore accanto alla console; come lui, attendeva il responso dell’oracolo tecnologico che, unico in tutto il pianeta, avrebbe potuto dare loro la certezza della salvezza oppure della imminente fine. «Hai qualche novità?»
Breko si voltò verso di lui con espressione concentrata. «Ha terminato adesso.»
Akenat gli si avvicinò e osservò i complicati simboli sulla console, che non era in grado di decifrare. Attese impaziente ma in silenzio.
«Siamo salvi.» Nella voce di Breko il sollievo era qualcosa di meraviglioso. «Non ci colpirà. Neanche stavolta!»
Suo malgrado, Akenat non riuscì a mantenere la voce ferma, che gli si incrinò. «Nei sicuro?»
«Assolutamente.»
«Passerà molto vicino?»
«Passerà tra la Terra e la Luna, ma non ci colpirà.» Breko fece una pausa piena di tensione e sollievo. «Il computer quantistico non può sbagliare. Ha calcolato tutte le orbite passate e future di Nemesis e non corriamo un vero pericolo!»
Akenat si concesse un momento di sollievo, il primo dopo molte settimane, da quando il gigantesco asteroide era stato scoperto, lontano nel sistema solare, diretto verso il loro piccolo pianeta verde e azzurro. «In ogni caso non avremmo potuto fare nulla.»
Breko si voltò a guardarlo con una luce febbrile negli occhi. «Il computer ha calcolato che Nemesis si avvicina alla terra ogni undici milioni di anni. È almeno la settima volta che ci sfiora.»
«Quindi abbiamo rischiato la morte già molte volte!»
«Per fortuna, a ogni orbita passa un po’ più lontano. Senza saperlo, abbiamo rischiato molto di più in passato.» Breko tornò a voltarsi verso i geroglifici che il computer proiettava sulla console. «Il momento peggiore è stato sessantasei milioni di anni fa. In quel momento l’asteroide ha rischiato davvero di precipitare nel golfo del Messico! È stata una questione di pochi chilometri.»
Akenat si avvicinò e si mise di fianco al suo compagno. «Sarebbe stato un impatto devastante!»
«Non hai idea di quanto. Il computer ha calcolato che i terremoti e gli tsunami avrebbero raggiunto e devastato tutto il pianeta. La massa di rocce disintegrate dall’impatto, scaraventate nell’atmosfera, avrebbe schermato il sole, rimanendo nell’atmosfera per decine o centinaia di anni. Le forme di vita sopravvissute all’impatto e agli tsunami probabilmente sarebbero tutte morte a causa dell’abbassamento della temperatura.»
Akenat era impressionato. «Sarebbe stata la fine della vita sul pianeta?»
Breko esaminò ancora i segni sulla console. «No, non credo. Diciamo che sarebbero morti i tre quarti delle specie viventi, e di certo tutte quelle di grandi dimensioni. Il computer dice che sarebbero sopravvissuti soltanto animali di taglia molto piccola, soprattutto piccoli mammiferi.» Si voltò a fissare il suo compagno. «Quasi sicuramente noi ci saremmo estinti, e i mammiferi si sarebbero diffusi in tutto il pianeta…»
Akenat si raddrizzò con rinnovata energia. «Ma non è successo! La nostra razza ha colonizzato il pianeta. E ora, che sappiamo con certezza che non avremo mai più nulla da temere da Nemesis, possiamo dedicarci a fare progredire ancora di più la nostra civiltà.»
«Certo, mio signore! Sotto la tua guida la nostra civiltà non potrà che prosperare, ancora e ancora, per secoli e millenni a venire.»
Akenat tornò verso la finestra, pervaso da un sentimento di gratitudine e di orgoglio, che solo pochi minuti prima aveva temuto di non poter mai più provare. Nel riflesso del vetro di onice colse con uno sguardo le sue squame, le sue zanne e i suoi artigli scintillare alla luce del sole alto. Ma subito spostò lo sguardo all’esterno e ammirò con soddisfazione i maestosi edifici di pietra della sua città, l’incedere sicuro dei triceratopi, dei diplodochi e dei velociraptor nelle larghe strade lastricate, e il volo elegante degli pterodattili da una torre all’altra. Ora era certo che il suo popolo era al sicuro dalla minaccia del grosso asteroide. In lontananza, il sole illuminava le montagne dove erano confinati i pericolosi T-Rex e il pensiero del sovrano tornò alla guerra in corso contro di loro.
«E pensare che se milioni di anni fa Nemesis fosse passato soltanto pochi chilometri più vicino alla Terra tutto questo meraviglioso mondo avrebbe potuto essere il dominio di quegli stupidi mammiferi che abbiamo sterminato secoli fa! Lunga vita ai Sauri!»
Breko si inchinò al suo sovrano. «Lunga vita ai Sauri, lunga vita alla stirpe di Akenat!»
(17/12/2024)
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