
L’AREA MEGALITICA
Sono l’ispettore di Polizia Carlo Accasto della Questura di Torino: oggi invece di parlarvi di Torino e del Piemonte vi porto in una gita fuori porta, nella terra cugina della Valle d’Aosta.
A meno di un’ora di automobile da Torino, infatti, si trova la meravigliosa Aosta, anch’essa di origine romana e ricca di siti archeologici nel pieno della città. Tutti conoscono l’Arco di Augusto, la Porta Pretoria, il Teatro romano e il Criptoportico. Di origine medievale sono poi la Cattedrale e la Collegiata di Sant’Orso.

Non tutti, forse, sanno però che ad Aosta esiste anche un altro sito unico al mondo: il parco archeologico coperto più grande d’Europa.
Oltre 6.000 anni di storia, dalla preistoria (Neolitico, con arature rituali del IV millennio a.C. e stele antropomorfe) passando per l’età romana, fino al Medioevo:12.000 metri quadrati totali, di cui 5.000 dell’area archeologica coperta e più di 2.000 oggetti in esposizione.
Sto parlando dell’Area Megalitica nella frazione Saint-Martin-de Corléans, dove sorge il “MegaMuseo”.

La storia di questo luogo ha inizio addirittura alla fine del V millennio a.C., con le tracce di un gesto che gli uomini avevano appreso da poco: l’aratura. Quello che in seguito è divenuto un gesto quotidiano qui era un rito, praticato attraverso l’incisione di un ampio terreno che veniva scelto e reso sacro. Un gesto semplice ma di incredibile portata sociale e religiosa.
Si trattava di un vero e proprio santuario all’aperto, destinato al culto dei viventi, connotato da pali lignei a forma di totem e stele antropomorfe di pietra. Solo alla fine del III millennio a.C. il sito diventerà una necropoli privilegiata, con tombe megalitiche di varia tipologia.

Al sorgere dell’età del Bronzo, attorno al 2300 a.C., per cause ancora sconosciute il sito venne progressivamente abbandonato. Per oltre un millennio ci sono tracce soltanto di attività agricole funzionali.
Con la prima Età del Ferro (prima metà del I millennio a.C.), il sito torna a essere un luogo di culto, utilizzato a scopo funerario; manterrà a lungo questa funzione, come testimonia l’avvicendarsi di diverse pratiche, dall’inumazione all’incinerazione.

Secondo una leggenda valdostana, l’area sarebbe stata utilizzata per sepolture rituali della città di Cordela, fondata da Cordelo (o Cordelus), leggendario capostipite dei Salassi, che doveva trovarsi in un’area più elevata rispetto al sito di Saint-Martin. Non sono ancora state trovate prove che questa leggenda sia vera.

Durante l’età romana il sito è stata un’importante zona abitata, agricola oltre che funeraria: resti di un grande edificio rurale si accompagnano infatti alle tracce di una necropoli, sorta lungo una via secondaria. In età tardoantica la zona ha mantenuto la destinazione agricola e funeraria, ma progressivamente fu sottoposta a una riconversione naturale e rurale, sempre affiancata dall’uso cimiteriale e della presenza di abitazioni.

La successiva nascita, nel XII secolo, di un edificio dal forte valore simbolico e sacrale, la chiesa di Saint-Martin de Corléans, può essere considerato il punto d’arrivo del processo di trasformazione del sito, culminato con la nascita di un nuovo polo religioso di aggregazione, figlio di un mutato contesto socio-culturale dopo l’anno Mille.

Nel 2022 questo luogo quasi magico ha avuto la sua importanza durante l’indagine che ho dovuto svolgere, insieme al mio vecchio amico Enzo Rizzo e alla poliziotta Federica Ghione, per la misteriosa scomparsa della sorella di Federica. Qui si era rifugiato un sospettato che stavamo ricercando: era convinto che la magia antica presente in questo luogo lo proteggesse dai demoni che riteneva un grave pericolo per tutto il mondo.
Questa incredibile indagine, che ha coinvolto prevalentemente la Sacra di San Michele in val di Susa, è stata raccontata da Enzo nel romanzo “Colpo di spada” (info https://carlobertot.com/i-miei-libri/).
(Fonte principale: sito del MegaMuseo https://valledaostaheritage.com/megamuseo/)
Lascia un commento