
IL VOLO DELLA BELL’ALDA
Sono Federica Ghione, lavoro nella Polizia e oggi voglio parlarvi di una leggenda piemontese che non conoscevo, ma che si è rivelata importante in un particolare momento della mia vita.
Chi di voi non conosce la Sacra di San Michele? La chiesa millenaria (fondata tra il 983 e il 987 dopo Cristo) che sovrasta dall’alto del monte Pirchiriano la Valle di Susa.

Tra le tante leggende che circondano la fama di questa abbazia (il mio ex-capo Carlo vi parlerà delle ley lines) io sono rimasta molto colpita dalla storia medioevale di Alda: una ragazza che abitava nel paese che si trova sotto la chiesa, tanto bella da meritarsi il soprannome di “la bell’Alda” con cui è nota ancora centinaia di anni dopo.
La storia è stata tramandata oralmente per moltissimi anni e le sue origini si perdono nella notte dei tempi: la più antica versione scritta della storia risale al 1699. Alcuni dicono che l’episodio sia avvenuto al tempo del Barbarossa che assediò queste terre, altri alcuni secoli dopo, al tempo della calata dei Lanzichenecchi in Italia. Qualcuno parla di soldati francesi, altri di mercenari al soldo di un ricco proprietario locale che si era invaghito di lei.
In ogni caso la bellezza della nostra Alda fu tale che un gruppo di soldati si mise a insidiarla per abusare di lei. La ragazza fuggì sulla montagna per cercare di sfuggire alla soldataglia e raggiunse la Sacra, cercando protezione nella chiesa.
Ma la chiesa fu assaltata e violata dai soldati. Alda riuscì a trovare riparo nella torre che si alzava al bordo della spianata dietro l’abbazia, di cui ora rimangono soltanto pochi resti.

Vistasi perduta, Alda piuttosto che venire catturata preferì la morte e si gettò dalla torre, pregando la protezione della Madonna. Ma la bella ragazza non precipitò a valle: le sue preghiere furono ascoltate e durante la caduta venne sorretta da due angeli che la posarono dolcemente a terra. I soldati la videro sparire nel dirupo e nessuno assistette al miracolo.

Quando il pericolo della soldataglia cessò, Alda e gli altri popolani rifugiatisi alla Sacra tornarono in paese. La ragazza, impressionata e felice della protezione che la Madonna le aveva accordato, raccontò a tutti la sua avventura.
Ma nessuno le credette. Cercando di magnificare la bontà della Madonna e ritenendosi miracolata, Alda fu molto dispiaciuta dell’incredulità dei suoi compaesani. Col tempo finì per attirare le beffe di tutto il paese e iniziò a venire segnata a dito. La sua vita divenne difficile e a poco a poco in lei sorse una grande rabbia contro i paesani.
La rabbia di Alda diventò tale che decise di sfidare la sorte e gli abitanti del paese. Affermò di avere una protezione speciale da parte della Madonna e si convinse che l’unico modo per dimostrare che ciò che raccontava era veramente avvenuto fosse quello di ripetere il miracolo.
Seguita da tutto il paese, Alda tornò alla torre che si ergeva dietro alla chiesa e, invocando nuovamente la Madonna, si gettò ancora una volta nel vuoto.

Ma questo atto di vanità e superbia fu punito. Questa volta nessun angelo le andò in soccorso, e il volo dalla torre le fu fatale. Dopo una caduta di 600 metri, dalla sommità del monte fino alla pianura, Alda si sfracellò sulle rocce sottostanti. Alcuni sostengono che il suo fantasma vaghi ancora nell’abbazia e nel pianoro dove sorge la torre.

La bell’Alda perseguita qui dal balzo si gettò e nel fondo della valle lieve il vento la posò.
La bell’Alda inorgoglita qui dal balzo si gettò, sfracellata nella valle la bell’Alda se ne andò.
Oltre a questa antica filastrocca che in due versi rievoca la vicenda, la storia della bell’Alda è stata raccontata, tra gli altri, anche da Cesare Balbo (1829) e da Massimo d’Azeglio (1867). Nel 1884 lo scrittore Edoardo Calandra dedicò un intero libro a questo racconto: “La bell’Alda. Una leggenda medievale”.

Io non sapevo nulla di questa leggenda medioevale, ma l’ho scoperta, insieme a molte altre cose che riguardano la Sacra di San Michele, quando ho dovuto occuparmi della scomparsa della mia adorata sorella Alessandra. Mi sono rivolta al mio ex-capo Carlo, ispettore di polizia a Torino, e poi al mio amico Enzo Rizzo che già anni prima mi aveva aiutato, e insieme siamo riusciti a svelare il mistero legato alla mia sorellina.
Ed è stato proprio qui, dove sorgono i resti della torre della bell’Alda, che Enzo ha rischiato la vita durante le sue indagini per me. Alda non è stata l’unica persona a precipitare a valle da questo luogo.
Questo brutto episodio, insieme a tutta la storia che riguarda la Sacra di San Michele e le indagini per la scomparsa di Alessandra sono state raccontate da Enzo nel romanzo “Colpo di spada” (info https://carlobertot.com/i-miei-libri/).
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