9. IL PALIO IN PIEMONTE

IL PALIO IN PIEMONTE

Nel mondo, se si nomina un Palio italiano tutti pensano a quello di Siena. Ma nella mia città natale, Asti, si tiene da secoli un altro Palio che ha poco da invidiare a quello toscano! Mi chiamo Federica Ghione, sono nata ad Asti e lavoro in Polizia: ho vissuto anni a Torino, poi a Firenze, e ora che sono ritornata in Piemonte non posso fare a meno di parlarvi della nostra festa astigiana più bella.

La prima notizia certa del Palio di Asti risale al 1275. Il cronista locale Guglielmo Ventura definisce la “Corsa del Palio” come una consuetudine, e quindi è probabile che la sua origine debba collocarsi dopo l’anno 1000. Fino alla prima metà del XIV secolo, la corsa si svolgeva “alla tonda”, cioè in un percorso circolare all’incirca corrispondente all’area delle attuali piazze Alfieri e Libertà.

Dopo il 1382, sotto Gian Galeazzo Visconti, a causa della costruzione della nuova Cittadella la corsa non fu più svolta “alla tonda”, ma su un percorso lineare (cioè “alla lunga”) di circa due chilometri e mezzo. La competizione partiva dalla pietra romana che diede il nome a viale Pilone e si svolgeva lungo l’arteria principale della città (l’attuale corso Alfieri).

La corsa si teneva  il 30 marzo, giorno della festa di San Secondo: venivano sempre prodotti due palii, uno offerto alla chiesa di San Secondo ed uno da consegnare al vincitore.

Quando Emanuele Filiberto di Savoia assunse la reggenza della città, nel 1545, confermò le antiche consuetudini della festa patronale e si impegnò a fornire i due palii.

Nel Seicento compare il “sendallo“, un labaro di tela rettangolare istoriata, di solito azzurra, confezionata in un tessuto misto seta/cotone detto di zendale o “sangallo”. Il sendallo era ornato dagli stemmi di Casa Savoia, del Comune, del Governatore e del Podestà.


Nel 1861 venne pubblicato il nuovo «Regolamento per la Corsa dei Cavalli in giro sulla nuova Piazza del Mercato» (l’attuale piazza Campo del Palio), cambiando radicalmente la tradizione della corsa astigiana, che si era svolta fino ad allora sempre “alla lunga”. Poco dopo, nel 1863, la corsa divenne una comune corsa di cavalli, perdendo il suo tradizionale significato religioso.

Dopo alcuni decenni in cui la festa fu sospesa, nel 1929 venne richiamata in vita dall’allora podestà di Asti, Vincenzo Buronzo. Per quell’anno il Palio si svolse di nuovo alla lunga, ma su corso Dante, lungo un percorso in salita di circa 1300 m.

La ripresa della corsa (tenutasi fino al 1935) suscitò però dei malumori a Siena. Nel 1936, per intervento diretto di Benito Mussolini, che riconobbe alla sola Siena il privilegio di chiamare la propria manifestazione col nome di Palio, arrivò l’ordine di modificare la denominazione della festa in “certame cavalleresco”. La corsa venne così rimandata dapprima all’anno successivo ed in seguito di nuovo sospesa.

Nel 1967 , in occasione del 1000º anniversario della fondazione del marchesato del Monferrato e dell’800º anniversario della Lega Lombarda, il Palio rinacque. La corsa fu spostata al mese di settembre, in concomitanza con i festeggiamenti della “Douja d’Or“, o “Settembre astigiano”. Il nuovo tracciato era in piazza Campo del Palio, dove furono innalzate tribune da 5.000 posti a sedere e grandi parterre. La prima edizione del dopoguerra vide partecipare 100.000 spettatori, 600 figuranti e 14 fra borghi, rioni e comuni astigiani.

Dal 1988 il Palio si svolge nella centrale piazza Vittorio Alfieri.

Nei due giorni precedenti alla corsa si tengono le prove ufficiali, mentre Il giorno della corsa, al mattino, si svolgono le benedizioni dei cavalli e dei fantini che corrono per difendere i colori delle proprie parrocchie, con la consueta formula di:

«Va’ e torna vincitore!»

Nel primo pomeriggio ha inizio il corteo storico che, partendo dalla cattedrale di Santa Maria Assunta, si snoda poi per le vie del centro storico e si conclude in piazza Alfieri. Il corteo si apre con il gruppo a cavallo del Capitano del Palio e dei magistrati.

Si arriva così alla corsa! In realtà gli eventi sono quattro: tre batterie da sette partecipanti ciascuna e la corsa finale, a cui accedono i primi tre classificati di ogni batteria. Ventuno cavalli, montati a pelo da ventuno fantini, scelti dai rioni, borghi e comuni della Città di Asti e del suo territorio.

La partenza avviene con l’allineamento dietro il canapo, a discrezione del Mossiere, che può decidere di comminare a fantini indisciplinati penalità e punizioni. Quando la corsa ha inizio, i cavalli devono percorrere tre giri di piazza, per un totale di circa 1350 m. Il Palio viene vinto dal cavallo, con o senza fantino, che arriva per primo al “bandierino” del traguardo.

Dal XVII secolo a oggi il vincitore si aggiudica il Palio, che per tradizione deve essere lungo 16 rasi astigiani. Il secondo premio consiste in una borsa di monete d’argento, il terzo negli speroni d’argento, il quarto premio è un gallo vivo e il quinto la coccarda con i colori della città, bianco e rosso.

All’ultimo arrivato spetta «l’inchioda» o acciuga salata. È uno dei premi più caratteristici e sentiti del Palio di Asti: il suo nome deriva dal dialetto astigiano trecentesco anzoa, ed in seguito anchoa. Destinata all’ultimo classificato, è data in premio in segno di scherno e di disonore per lo sconfitto. Alcune volte, oltre all’acciuga, si sono previste anche le sigolle (cipolle) per il penultimo, a rappresentare le lacrime dello sconfitto.

Anche se ho girato l’Italia, sono molto affezionata alla mia città natale e al paese dove ho vissuto da bambina e da ragazza, Isola d’Asti. Qui si trova la casa della mia famiglia, costruita da mio nonno sul fianco della collina e ristrutturata modernamente da mio padre e mia madre. Io e la mia sorellina Alessandra abbiamo vissuto qui fino a pochissimi anni fa. Io sono andata a vivere prima a Torino e poi a Firenze seguendo la mia carriera in Polizia, mentre Alessandra è rimasta nel paese fino al 2021. Soltanto dopo il periodo del lockdown lei ha lasciato la casa d’infanzia per trasferirsi in Val di Susa, ma l’anno seguente, tornata temporaneamente a casa dei miei genitori, una mattina è scomparsa…

La storia della scomparsa di Alessandra e di tutto quello che ne è seguito è stata raccontata dal mio amico Enzo Rizzo nel romanzo giallo “Colpo di spada” (info https://carlobertot.com/i-miei-libri/).

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