7. BATTELLI SUL PO

BATTELLI SUL PO

Sono Enzo Rizzo e, come tutti coloro che sono nati e cresciuti a Torino, amo i fiumi che attraversano la nostra bella città: la Dora, la Stura e soprattutto sua maestà il Po.

Quando il re dei fiumi italiani si snoda nella pianura padana per più di 600 chilometri e poi sfocia nell’Adriatico con un meraviglioso delta i paesaggi cambiano. Ma a Torino il fiume, nato ai piedi del Monviso, ci regala dei paesaggi urbani di enorme bellezza, dividendo la parte della città pianeggiante dalla Collina, il polmone verde di Torino.

Nei secoli scorsi il Po a Torino è sempre stato una vera via di comunicazione e lavoro. Nel Settecento il porto fluviale sabaudo si trovava sulla riva destra, con barche e cavalli impiegati per il traino controcorrente verso Moncalieri. A ricordare il suo passato di via di comunicazione rimane ancora oggi il ristorante Porto di Savona, una vecchia trattoria che si affaccia su Piazza Vittorio, che un tempo era il ritrovo per i battellieri del fiume.

Solcato da maestosi ponti tra cui il ponte Vittorio Emanuele, fatto costruire da Napoleone, è sempre stato via di collegamento, via di trasporto, luogo di svago, divertimento e splendida cornice per una passeggiata, una corsa o un giro in bici. Sono famosi i circoli di canottaggio sul fiume, sorti nel corso dell’Ottocento nella parte dove le acque sono più tranquille: ancora oggi sono attivi gli storici circoli Cerea, Eridano, Armida, Esperia.

Ma l’aspetto più caratteristico del fiume sono i battelli turistici che lo hanno sempre solcato, fino a partire dal Rinascimento. I Savoia organizzavano sul Po grandi feste fluviali: il culmine di questo periodo fu nel 1731, quando Carlo Emanuele III si fece mandare da Venezia il più famoso battello reale dell’epoca: il bucintoro (visibile oggi nella Scuderia Grande della Reggia di Venaria).

In tempi più moderni hanno cominciato a solcare il fiume i battelli turistici a disposizione di tutti. Il primo famoso battello pubblico fu nel 1911 la motonave Torino, attrezzata in occasione dell’Esposizione Universale che si tenne quell’anno in città.

Più tardi, negli anni ’30, la città si arricchì della motonave Vittoria, un colosso da 300 passeggeri trasferito dall’Arno, simile ai battelli del Mississippi e dotata di tutti i comfort dell’epoca, che detiene il record di grandezza per il Po torinese.

Negli anni successivi vennero impiegati altri natanti minori come il Torino e il Venezia, che vissero una stagione di rilancio in occasione dell’importante esposizione Italia ’61, indetta per i 100 anni dell’Unità d’Italia.

Ma più recenti e più freschi nella memoria dei torinesi sono i battelli che sono rimasti nel cuore dei ragazzi della mia generazione: Valentino e Valentina, i due battelli di proprietà dell’azienda trasporti GTT. Su quei battelli era una gioia solcare il fiume, con la vista di entrambe le rive, dai Murazzi di Piazza Vittorio Veneto fino a Moncalieri, passando per il castello del Valentino e il borgo Medioevale. Con la famiglia, con gli amici e anche, grazie al romanticismo della gita, con la fidanzata, i tragitti fluviali sono stati un caposaldo della mia gioventù.

La prima generazione di Valentino e Valentina risale ai primi anni 2000; ma i ricordi più freschi sono della seconda generazione di battelli varati nel 2011.

Ma i due battelli che hanno deliziato i torinesi per vent’anni hanno avuto il destino di una fine ingloriosa.

Una delle diverse alluvioni che hanno colpito il Piemonte è stata fatale per i battelli: nel 2016 la piena del Po in città riuscì a staccare gli ormeggi dei due battelli storici, che finirono miseramente la loro vita schiantandosi contro il ponte Vittorio Emanuele I.

La città è oggi in attesa che ricomincino le bellissime gite sul nostro fiume Po, e spero in un futuro prossimo di raccontarvi come sono i nuovi battelli Valentino e Valentina III in preparazione!

Proprio perché questi battelli sono stati importanti per me, ho dedicato a loro l’ultimo capitolo del mio romanzo “L’anello mancante”. È stato infatti su uno di quei battelli che ho visto per l’ultima volta il mio amore dei vent’anni, Manuela, che ha avuto un ruolo importante nella mia vita in quel periodo. L’incredibile storia del serial killer cosiddetto “del caschetto” che ho vissuto nel 2003 come agente semplice di polizia si è infatti intrecciata con la mia relazione sfortunata con quella bella e spigliata ragazza: le mie esperienze con lei e come poliziotto si sono concluse insieme in quella torrida estate.

E anche l’alluvione del 2016 è stata importante per me. Durante quell’anno mi sono nuovamente trovato alle prese con delle morti sospette in famiglia e qui è stata proprio l’alluvione a riportare alla luce dei particolari che sembravano poco importanti e a farmi fare dei passi avanti nella comprensione dell’intricata vicenda che aveva coinvolto anche mia moglie e mio figlio. Ho raccontato tutto nel romanzo “Nodo alla gola”.

(info https://carlobertot.com/i-miei-libri/)

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